Sono sempre di più le “vittime” degli smartphone

Dall’avvento dei primi telefonini in grado di scattare foto non è passato molto tempo. In questi pochi anni si è sviluppato un modo di pensare comune a tutti, o quasi, gli utilizzatori di questa nuova funzionalità dei cosiddetti smartphone: la sensazione di possedere qualsiasi cosa o persona possa essere inquadrata dal loro obiettivo.

Tutti si sentono autorizzati a fotografare e condividere sul web qualsiasi cosa possa essere ritenuta “interessante” e utile per racimolare qualche “like”. Non esiste alcuna remora, limite, scrupolo. Non c’è nessun tipo di autocensura. Tutto e tutti possono, anzi, secondo alcuni pensatori “devono” essere gettati in pasto ai social network.

Soggetti preferiti di questa mania collettiva sono i disabili, chi veste in modo strano, gli anziani in difficoltà, le vittime d’incidenti e catastrofi d’ogni tipo, uomini e donne in sovrappeso, chiunque non risponda ai canoni della bellezza oggi di moda, i tatuati e chiunque abbia “piercing” in numero esagerato o nei posti più strani, gli ignoranti, i ragazzi con troppi brufoli, chi ha deformità fisiche particolari.

La cellulite delle donne e la pancia degli uomini in spiaggia o nella vita normale, come pure gli extracomunitari ripresi nei momenti meno edificanti hanno una preferenza nei gusti di questi “condivisori” da strapazzo…

Insomma uno sciacallaggio squallido che resta impunito solo ed esclusivamente perché la legislazione è ferma ai secoli passati.Mentre il tempo scorre e tutto si evolve in maniera frenetica, i nostri codici (civile e penale) sono fermi ancora agli antichi romani. Eppure a furia di condividere tutto e di più, si può arrivare a rovinare la vita di una persona qualsiasi in base ad un diritto di proprietà che in realtà non esiste e mai potrà esistere. È una delle tante storture che lo sviluppo e la diffusione a velocità supersonica della tecnologia ha portato con sé.

Da qualche tempo, poi, la rete e i social network come Facebook stanno diventando una sorta di pubblica piazza dove si può mettere alla berlina chiunque senza nessun controllo. Ho dovuto io stesso rimproverare duramente una sconosciuta che con un’assoluta tranquillità aveva postato su Facebook la foto di due persone, di apparente etnia Rom, mettendoci tutti sull’avviso in quanto, a suo dire, erano due ladre di bambini.

Una cosa di una gravità assoluta perché esponeva la ragazza a pericoli gravissimi sia di natura civile sia di natura penale, vista l’impossibilità a dimostrare che le due erano soggetti pericolosi dediti ai rapimenti di minori e soprattutto perché se davvero fossero state pericolose la ragazza si era esposta ad eventuali ritorsioni.

Bisogna che il legislatore intervenga perché è fin troppo evidente che l’immagine di ogni uomo, donna, anziano o bambino non è di pubblico dominio. Il Parlamento prima o poi dovrà affrontare questo problema, che è percepito da tutti come non rilevante, salvo poi accorgersi che è davvero pesante subirne gli effetti quando chi viene colpito è un familiare o se stesso.

Ugo Persice Pisanti