Scandalo Facebook: tre considerazioni che tutti dovrebbero fare

Lo scorso marzo il New York Times ed il Guardian aprono un’inchiesta che vede coinvolti Facebook e Cambridge Analytica. Nello specifico, si cerca di capire come sarebbero stati utilizzati da Cambridge Analytica i dati di circa 87 milioni di utenti per la campagna politica di Trump. Mark Zuckerberg la settimana scorsa ha dovuto rispondere, davanti a una commissione di senatori, a domande attinenti al coinvolgimento in queste attività del social più famoso al mondo. Fin da subito ho seguito l’evolversi della vicenda, anche perché da tempo ero curioso di capire di più sulla questione big data.

In rete, per fortuna, ho trovato diverse fonti che, descrivendo bene l’accaduto, hanno soddisfatto i quesiti che mi ponevo a riguardo. Dico “per fortuna” in quanto altri organi di informazione hanno trattato l’argomento in maniera superficiale nei propri articoli, confondendo solo le idee, a mio avviso, a chi si è limitato a leggere solo quelli.
La storia ci insegna che fatti ben più drammatici di questo cadono nel dimenticatoio, lasciando spazio a delle notizie più nuove. Altre volte le “notizie nuove” sono il frutto di manipolazioni mediatiche, realizzate apposta allo scopo di distrarre la gente da una notizia specifica.

Ora prima che una di queste due ipotesi si realizzi, le persone dovrebbero fare queste tre considerazioni.

Non tutti sono consapevoli dell’algoritmo che crea profili intenzionali. 
Bisogna capire che esistono degli strumenti che, monitorando la nostra attività sul web, sono capaci di creare un profilo psicologico di ognuno e prevederne le intenzioni. Vi è mai capitato di fare una ricerca di automobili su Google e di ritrovarvi successivamente le pubblicità, su siti web o Facebook, inerenti alle quattro ruote? Per tante persone questo è assodato, tantissimi non ne sono consapevoli.

Cambridge Analytica ha fatto quello che Facebook fa tutti i giorni.
Cambridge Analytica è una società che ha creato la strategia per la campagna elettorale di Trump. Non molti anni prima quest’ultima era riuscita ad ottenere, grazie a un’app, i dati di milioni di utenti Facebook. Vi è mai capitato di iscrivervi a un sito tramite Facebook? Beh il processo è stato proprio questo. Tutto legale fin qui, dal momento che tutti noi accettiamo di condividere i nostri dati con questa operazione. Tuttavia, Facebook decise successivamente di non condividere più con CA  i dati dei propri utenti. Sembra che le informazioni siano rimaste comunque nelle mani della società e successivamente sfruttate, in maniera non consona, durante le elezioni statunitensi. CA ha creato l’algoritmo che consente di capire le intenzioni degli utenti monitorati e lo ha sfruttato anche in altre campagne politiche. Per capire la potenza di questo strumento immaginate, ad esempio, una cittadina che ha bisogno di una nuova scuola e che gli utenti in quella zona vengano bombardati con dichiarazioni di un candidato politico, il quale si mostra sensibile all’argomento. A parere mio, Facebook ha deciso di non condividere dati con terze parti non tanto per una questione di etica: l’ipotesi più plausibile è che il social dal momento, che guadagna dalle campagne pubblicitarie offrendo uno strumento di targetizzazione ai propri inserzionisti, non ha voluto offrire a qualcun altro questa possibilità di guadagno. Quindi molti si scandalizzano per come siano stati trattati i dati degli utenti da CA, ma non tengono in considerazione che queste stesse attività sono portate avanti da Facebook da anni.

Dobbiamo essere consapevoli di quello che ci succede.
Probabilmente dopo questa storia non cambierà nulla. Personalmente credo che Facebook non possa essere attaccata legalmente, dal momento che la sua mission è chiara e da sempre dichiarata. Non credo che verrà abbandonata dagli utenti in quanto funziona bene come social e permette agli inserzionisti di fare pubblicità in maniera rivoluzionaria; quindi, paradossalmente, a oggi possiamo dire che quasi tutta la torta del marketing è dipendente dai social. “Dipendente” avete capito bene, quindi soffermiamoci e riflettiamo su questo aspetto. Cerchiamo di avere sempre presente che quello che vediamo sul web è il risultato di studi che hanno fatto su di noi: il web può farci innamorare di un jeans e di un politico con la stessa facilità. E a noi, a noi che resta? La consapevolezza che queste cose succedono.  Abbiamo l’obbligo nei nostri confronti di avere sì uno svago, ma allo stesso tempo di essere vigili per evitare un male grande quanto il mare: la manipolazione.

Raffaele D’Ambrosio