Futures e bitcoin: già finita l’euforia?

Già il giorno dopo l’entrata trionfale nel salotto buono della finanza, ecco che le transazioni finanziarie in bitcoin, o meglio in futures con sottostante in bitcoin, danno il loro primo segnale di criticità.  Rispetto al giorno precedente il numero di nuove contrattazioni si è infatti ridotto in maniera drammatica e significativa, rafforzando le posizioni di chi ritiene che i futures in bitcoin non possono essere altro che una gigantesca bolla speculativa. E chi conosce la finanza, sa bene che le ondate di ottimismo o pessimismo possono avere effetti straordinariamente disastrosi nel mercato dei titoli.

Per comprendere esattamente quello che è successo, è necessario avere una chiara idea di cosa siano i famigerati futures. Questi non sono altro che contratti mediante i quali un soggetto si accorda per acquistare un determinato bene da un altro soggetto ed in una data futura, ad un prezzo stabilito dai due soggetti al momento stesso della stipula del contratto. Nulla di sofisticato quindi, chi acquista il bene in questo modo lo fa principalmente perché convinto che il prezzo del bene (sottostante) sarà più alto di quello pattuito quando si è stipulato il contratto, mentre chi vende in questo modo lo fa principalmente perché le sue valutazioni sono diametralmente opposte.

Il bene sottostante un qualsiasi contratto future può essere di qualsiasi tipologia, può essere un bene primario, una materia prima o anche una valuta. Ed è proprio sulla falsariga dei futures sulle valute che al “Chicago Boards Option Exchange”, mercato regolamentato in cui dal 1973 si contrattano titoli di questo genere, sono state aperte le contrattazioni su futures che hanno, come bene sottostante appunto, il bitcoin.

La novità quindi è data non dalla tipologia di contratto ma dal sottostante: il bitcoin. Senza soffermarsi molto sui suoi dettagli tecnici, il bitcoin è una valuta digitale che si sta affermando negli ultimi anni tra tante altre e che deve il suo successo soprattutto alla possibilità di trasferire somme in perfetto anonimato, alla facile convertibilità con valuta “vera”, alla possibilità di controllare il numero di bitcoin emessi globalmente ed alla facilità di utilizzo. La possibilità di effettuare transazioni in totale anonimato è però il principale punto di forza del bitcoin; come sottolinea in una recente intervista J. Stiglitz, il bitcoin viene utilizzato soprattutto per transazioni di natura illegale ed è un mezzo di pagamento ben accetto nei circuiti del deep-web. Proprio questo punto di forza può trasformarsi però nella più grande vulnerabilità del bitcoin. Non è escluso, anche in seguito alla visibilità legata agli ultimi avvenimenti, che i governi decidano di voler approfondire la questione e decidere di regolamentare pesantemente o bandire del tutto il sistema bitcoin, soprattutto nell’ambito del contrasto al riciclaggio ed all’economia sommersa e criminale.

Basterebbe una semplice dichiarazione di messa al bando del bitcoin o un crollo della piattaforma web che gestisce questa valuta digitale a mandare in fumo tutto il mercato appena nato sui futures e quello, già esistente ed abbastanza florido, del bitcoin stesso. E forse, è proprio questo timore ad aver portato, dopo l’iniziale euforia, al crollo delle transazioni a Chicago.

Giovanni Improda